Marmellata Di Liquirizia, Solo In Calabria Potevano Pensarci

E’ risaputo che la Calabria sforna tante originalità enogastronomiche provenienti dalla sua esclusiva tradizione culinaria, proposti sul mercato attraverso evoluti sistemi di commercio e/o portali di prodotti tipici, raggiungendo una capillare diffusione su tutto il territorio nazionale ed oltre. Sarebbe infatti superfluo ricordare il gusto unico dei salumi della regione (la nduja, soprattutto), la schiettezza degli agrumi (le rinomate clementine della Piana di Sibari), l’eccezionale sapore della cipolla di Tropea, e tutti i vari prodotti derivati da queste peculiarità.

La liquirizia rappresenta una delle particolarità del territorio, considerando che la relativa pianta (Glycyrrhiza glabra) è nota ed impiegata in zona da molti secoli e – secondo quanto afferma l’autorevole Enciclopedia Britannica – la migliore qualità di liquirizia “is made in Calabria”, come ci ricorda anche il personale impiegato nell’ambito dell’ortodonzia Roma e odontoiatri. Si tratta in particolare di una radice che nasce spontaneamente, dal gusto sorprendente e dalle innumerevoli proprietà benefiche. Dal relativo succo estratto si ricavano dei confettini neri e lucidi che tutti abbiamo assaggiato almeno una volta nella nostra vita.

Il gusto eccezionale di questo prodotto e la sperimentazione di aziende locali, volta a trovare usi alternativi alla materia prima sì da dimostrarne tutta la versatilità nell’uso, ha fatto sì che, particolarmente in questi ultimi anni, il prodotto avesse un utilizzo sempre più insolito e variegato.

Fu così che qualche lungimirante azienda ha provveduto a proporre la marmellata di liquirizia, anche se forse un po’ impropriamente si è attribuito tale denominazione, visto che per legge le marmellate sono solo di frutta, e considerando che una delle basi essenziali di questo composto è costituito, per l’appunto, dalla liquirizia: forse più opportunamente si sarebbe dovuto parlare di confettura di liquirizia.

Ingredienti insoliti ma gustosi, per un prodotto al 100% naturale

In merito agli ingredienti utilizzati, infatti, si tratta di una preparazione a base di confettura di mele aromatizzata con polvere di liquirizia tassativamente calabrese, zucchero e null’altro. Dunque un prodotto totalmente naturale, senza conservanti e/o coloranti, così come il mercato dei prodotti genuini ed artigianali tassativamente impone e richiede. Ragione per la quale può, a giusta ragione, annoverarsi tra le specialità selezionate dall’ ACCADEMIA ITALIANA DEL PEPERONCINO.

La sensazione gustativa iniziale che si riceve è quella di una massa corposa che svela, in quantità, l’aromaticità della liquirizia. La dolcezza della confettura viene esaltata dalla “freschezza” che evolve in bocca e che lascia un retrogusto unico al palato e alle papille.

E’ ovvio che questa specialità alimentare può normalmente gustarsi in quanto marmellata, dunque come prodotto energetico da prima colazione, spalmata naturalmente su fette biscottate o crostini.

Tuttavia, la confettura di liquirizia dimostra tutta la sua originalità allorquando la si utilizza in maniera alternativa in cucina, così come suggerito nelle schede tecniche delle aziende che propongono il prodotto in rete. In fin dei conti è quanto si esige dalle originalità culinarie: stupire con delle preparazioni uniche, che sovvertano il ritmo frenetico del pranzo veloce di ogni giorno, magari rubato in tutta fretta durante una pausa lavoro.

Si appalesa, infatti, tutta la sua “sciccosità” gastronomica ove accompagni formaggi cremosi con componenti acidule e strutture compatte. La crescenza, lo stracchino o anche la ricotta possono esserne l’esempio più calzante, anche facendo riferimento al bel rapporto cromatico scuro/candido, per dei fine pasto originali ed eccellenti. Qui il contrasto dolce/salato servirà a concludere in maniera eccezionale ogni pranzo, garantendo sicuro successo accordato da tutti i commensali.

O, ancora, spalmandola o utilizzandola come farcitura per una semplice torta al cacao con copertura di cioccolato o zucchero a velo, appalesando l’ eccezionale accordo cioccolato/liquirizia, un tocco di esclusività che non passerà inosservato, anzi sarà di certo apprezzato da grandi e piccini.

Se tutto ciò serve a stuzzicare la vostra golosità, val la pena sperimentare la marmellata o confettura di liquirizia.

Durata incarico RLS: procedure per la gestione nel tempo del RLS aziendale

Come certamente noto alla maggior parte dei lettori il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza aziendale (RLS) deve necessariamente seguire un corso RLS della durata minima di 32 ore di cui 12 ore sui rischi specifici presenti in azienda. Quest’ultima affermazione rappresenta un primo scoglio applicativo in merito ad un corretto rispetto del testo di legge in quanto è pur vero che esistono alcune realtà lavorative nelle quali i profili di rischio sono talmente ridotti da rendere praticamente impossibile una trattazione degli argomenti specifici e riguardanti i rischi presenti in azienda per 12 ore.

Pensiamo ad esempio ad un ufficio di piccole dimensioni in cui i profili di rischio sono oggettivamente riconducibili a poche tematiche classiche (video terminale e problemi posturali, stress e procedure da ufficio) la cui trattazione in 12 ore sarebbe eccessivamente prolissa.

Tralasciando questo specifico tema, un ulteriore aspetto di interesse per quanto riguarda il RLS è da ricercarsi nell’ambito del tema che regolamenta la durata dell’incarico del rappresentante stesso. Ancora oggi si trovano diverse aziende italiane che hanno in carica un rappresentante dei lavoratori per sicurezza aziendale eletto o designato prima dell’introduzione del decreto legislativo 81/2008. In tal senso, va ricordata anche la revisione carburatori solex. Questa situazione merita sicuramente una analisi in quanto una simile durata dell’incarico del rappresentante dei lavoratori per la sicurezza potrebbe portare a conseguenze per il datore di lavoro specie se il RLS stesso non dovesse mai aver seguito, nel corso degli anni (come imposto per legge) il corso aggiornamento RLS.

Ricordiamo che è fatto esplicito obbligo a partire dall’introduzione del decreto legislativo 81/2008 l’obbligo aggiornamento annuale per il rappresentante dei lavoratori per sicurezza di andare mediante una frequentazione di appositi corsi aventi durata di 4 ore per le aziende da 15 a 50 lavoratori e di 8 ore per aziende che contano oltre 50 lavoratori. Se è pur vero che un RLS di vecchia nomina potrebbe conoscere con estrema familiarità le diverse problematiche che si possono presentare all’interno di un’attività lavorativa si deve anche riconoscere che la mancanza di una rielezione formale con cadenza triennale andrebbe in contrasto con la libertà di scelta dei singoli lavoratori circa i soggetti volti a farne loro rappresentanza nei confronti del datore di lavoro che appunto uno degli obiettivi principali della figura del RLS.

Sempre sull’argomento che riguarda la durata dell’incarico del rappresentante dei lavoratori per la sicurezza ci si deve rifare sostanzialmente al proprio contratto collettivo nazionale di lavoro che regolamenta questo specifico aspetto. Si deve tuttavia precisare che se il RLS fa parte delle RSU queste devono essere necessariamente rielette ogni tre anni e pertanto in occasione di tale rinnovo si procederà ad una nuova designazione del RLS mediante l’affissione in apposito albo sindacale, almeno tre mesi prima della decadenza triennale, di un documento che invita i lavoratori alle nuove elezioni RSU.

La prassi da seguire è pertanto molto semplice ed in pratica consiste nel far frequentare al rappresentante dei lavoratori per la sicurezza aziendale il corso di aggiornamento annuale per gli anni in cui è incarica, al termine del mandato triennale (si ricorda sempre una verifica nell’ambito del proprio contratto collettivo naturale di lavoro) si dovrà procedere ad una nuova elezione oppure ad una nuova designazione nell’ambito delle RSU.

Se il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza è in carica da un tempo superiore ai tre anni si deve immediatamente procedere ad una ulteriore elezione formale che potrà eventualmente portare alla rielezione del precedente RLS ma per non incorrere in sanzioni è necessario comunque seguire questa specifica procedura che rappresenta oggi la via più prudente per gestire questo aspetto. Se il RLS eletto o designato è un soggetto differente dal precedente dovrà seguire l’iter formativo adeguato ovvero seguire uno dei corsi RLS per la propria attività lavorativa.

Come scrivere una tesi di laurea

Che cosa è una tesi compilativa?

La tesi compilativa è una raccolta di riflessioni teoriche su un tema prescelto, oppure l’esposizione dei risultati di una ricerca empirica in tutto o in parte condotta dal laureando. Solitamente la tesi compilativa si usa per le lauree triennali, nonostante la relativa semplicità rispetto alle tesi sperimentali, se scritta bene, è comunque un lavoro di tutto rispetto.

Come si procede alla sua elaborazione?

Il primo passo da fare è la scelta dell’argomento, ma non è secondario neppure considerare la scelta del docente, infatti, se l’argomento che preferite viene trattato da un docente con cui non entrate in sintonia, il lavoro ne risente, sia per l’allungamento dei tempi che per lo scoraggiamento che ne deriva.
La stesura, infatti, procede meglio se siete ben guidati ed emotivamente sereni.
Ritorniamo alla scelta dell’argomento, un altro aspetto che si deve tenere in considerazione è la reperibiltà del materiale, se non avete molto tempo a disposizione vi conviene scegliere un argomento ricco di fonti facilmente reperibili. Il punto di partenza è rappresentato dalla bibliografia (per avere un’idea di come si redige una bibliografia guardate quella presente nei libri specialistici) la bibliografia permette di delineare l’argomento e definire l’ossatura dell’argomento. I libri, le riviste o le fonti in genere che consulterete, infatti, rappresentano la materia della vostra tesi, ossia ciò di cui scriverete.

Come fare a scegliere tra tanti libri? Quali scegliere?

Oggi consultare i cataloghi delle biblioteche è molto semplice grazie al sistema informatizzato che permette di accedere ai cataloghi online. Un primo passo per orientarsi è rappresentato dalle date, se state scrivendo la vostra tesi nel 2012 non è opportuno presentare una bibliografia il cui libro più recente si ferma ad esempio al 1980, ( a meno che da quella data non è stato più scritto nulla sull’argomento), la bibliografia deve essere attuale, senza tuttavia tralasciare le fonti autorevoli dell’argomento. E’ consigliabile verificare che il professore che segue la vostra tesi abbia scritto qualcosa sull’argomento e, nel caso, citarlo in bibliografia.
In una prima fase del lavoro bibliografico cercate di ottenere una gran quantità di materiale, a meno che il vostro professore non vi abbia già dato delle indicazioni precise al riguardo, la selezione avviene in un secondo momento.

Come si consultano i libri che avete selezionato in un primo momento?

Ovviamente non dovete leggerli tutti dalla prima all’ultima pagina, di un libro può darsi che vi servirà solo un capitolo, un paragrafo, o solo una citazione, per prima cosa, quindi, occorre controllare l’indice. Non tralasciate poi di leggere la bibliografia, se un libro sull’argomento è autorevole, infatti, non mancherà di essere citato in più bibliografia e voi non commetterete certo l’errore di tralasciarlo.
Una volta selezionato e ottenuto tutto il vostro materiale- non esitate a ricorrere anche al prestito interuniversitario e usate i vostri contatti su social network, potrebbero tornarvi utili- procedete alla stesura di una scaletta sul modo in cui organizzerete l’esposizione dell’argomento della vostra tesi. Dapprima pensate alle macroaree, vale a dire ai capitoli, poi pensate a come suddividere ciascun capitolo titolando i paragrafi. Non dimenticate che, pur essendo un tesi compilativa, è richiesto un vostro punto di vista, quindi, fate attenzione a non rendere la tesi una sorta di riassunto acritico, ma argomentate le questioni poste. L’argomentazione, infatti, non deve essere affidata solo alla parte iniziale ossia l’introduzione o alla parte finale: la conclusione, ma dovete cercare di inserire delle tracce che indicano la direzione del lavoro, ossia l’obiettivo che vi siete posto nella trattazione dell’argomento. a proposito dell’introduzione, è bene sapere ch questa va scritta quando si è concluso il lavoro, perché essa deline tutto il percorso della trattazione, che non potete conoscere prima di averlo elaborato. La conclusione, infine, deve riprendere la dimostrazione del raggiungimento dell’obiettivo e, in linea di massima, deve essere più breve dell’introduzione.

Come scegliere corso universitario: consigli utili

Avete finito la scuola superiore, vi siete presi un anno sabbatico ma si avvicina il momento della scelta per quanto concerne il corso di studio all’università? Lo sappiamo bene: scegliere cosa studiare non è sempre facile, soprattutto quando non si hanno le idee chiare. Tuttavia non parliamo di nulla di così impossibile. Basta, infatti, tenere a mente semplicemente queste facili considerazioni, in modo tale da trovare la vostra strada senza rimpianto alcuno.

1. Cosa vi piace fare?

La passione rende vivi e smuove il mondo, soprattutto quando si parla di amore per il proprio lavoro. Prima di scegliere il corso universitario, fatevi questa semplice domanda: cosa vi piace fare? Qual è l’attività che non vi spinge a guardare l’orologio ed il tempo che passa? Vi piace aiutare gli altri? Allora fa per voi una laurea in Romania in Medicina! Amate i bambini? Allora potreste diventare insegnanti per la scuola d’infanzia. Insomma, riflettete e ponderate per bene, per capire qual è la vostra passione più grande e cosa invece amate di meno.

2. Sbocchi lavorativi

La passione non basta il più delle volte. Sì perché è necessario anche trovare un corso di studi che permetta degli sbocchi lavorativi sicuri. In questo caso non vi resta che fare delle ricerche sui corsi di laurea più utili professionalmente e su quelli che lo sono di meno. Nel caso in cui la vostra passione coincida con uno sbocco lavorativo poco sicuro, dovrete porvi la domanda: meglio studiare una cosa che non amo o far diventare quello che amo di più una mia professione, anche se poco certa?

3. Non dovete studiare per forza

Può sembrare scontato ma c’è chi se lo dimentica. Non dovete di certo studiare per forza se non siete sicuri di quello che volete fare. Alla fine al giorno d’oggi ottenere una laurea non è un qualcosa di così straordinario o distinguibile. Per cui, prima di iniziare con le dovute ricerche, cercate di capire se di base avete voglia di studiare o meno.